a cura di Padre Pietro Pirri s.j. dell'Istituto Storico della Compagnia di Gesù
Società Segreta a carattere cosmopolita e iniziatico, sorta col fine di affratellare gli uomini di tutte le nazioni e di organizzare la società su basi esclusivamente umanitarie e laiche.
L'origine si ricollega con le antiche
corporazioni dei maestri d'arte rnuraria, che ebbero la massima
espansione e importanza specialmente dall'XI al XIII sec. Nella
febbrile attività edilizia di quell'età si spiega come buoni
architetti e buoni muratori, capomastri, lapicidi, ecc..., venissero
dappertutto ricercati e allettati con privilegi, immunità e
franchigie e come l'arte muraria acquistasse una sorta
d'internazionalità e un primato su
L'attaccamento dei franchi muratori alla Chiesa cattolica è dimostrata in Francia dalla parte rilevante presa da essi nel movimento della Ligue, in Inghilterra dalla tenace resistenza fatta agli sforzi di Enrico VIII (1491-1547) e della regina Elisabetta I (1533-1603) per introdurre la Riforma nelle Logge, in Italia dalla frequenza di altari e di cappelle erette dalle corporazioni dei «Lombardi», là dove si ritrovavano in maggior numero. Accanto alle corporazioni di mestiere, esistevano assai spesso confraternite, che il protestantesimo (dice René Le Forestière) riformò, ma che sussistono ancora, osservando il culto della fratellanza, il rispetto alla religione ufficiale e gli usi tradizionali.
L'abbandono dell'architettura religiosa nei Paesi invasi dalla Riforma protestante, nonché le dissensioni intestine che presto si incominciarono a manifestare tra maestri e artigiani (collegati questi in segrete leghe di resistenza - compagnonnage - dai nomi strani, a riti e gergo non meno bizzarri: una sentenza del 14 marzo 1655 della Facoltà teologica della Sorbona ne dichiara empie, sacrileghe e superstiziose le pratiche e i riti), arrecò con la crisi professionale anche il decadimento delle corporazioni. Per rialzare il loro prestigio queste adottarono il sistema di ammettere membri onorari influenti appartenenti alle classi dell'alta società. Fin dal principio del sec. XVII, in Inghilterra si contano non pochi nobili tra i membri delle corporazioni ed era una moda, un gesto di squisita eleganza farsi iscrivere ad esse.
A poco a poco, l'elemento intellettuale e aristocratico costituì il vero elemento direttivo, così da preparare insensibilmente la trasformazione della Massoneria da operativa in speculativa. «Tutto porta e cedere - dice Padre Bertoloot - che dal principio del sec. XVII gli elementi speculativi la vincessero su quelli operativi, sicché la sostituzione già dal principio del sec. XVIII fosse in atto in tutti i grandi paesi d'Europa». Ormai gli storici seri, anche massoni, hanno definitivamente ripudiate come infondate certe mirabolanti versioni, che vorrebbero far discendere la Massoneria da Lameck, architetto del tempio di Gerusalemme, da Zoroastro, da Confucio, da Pitagora, dai misteri d'Egitto e di Grecia, dai Templari e perfino da Noè e da Adamo.
Per avere una idea della grande evoluzione che si ebbe in seno alla Massoneria operativa, si deve tener conto di ciò che avvenne nella vita politica e sociale in Inghilterra dalla fine del sec. XVII, al principio del seguente, e alle alterne vicende cui soggiacquero i due grandi partiti in contrasto, dei Tories, partigiani degli Stuart e fedeli alle tradizioni cattoliche, e dei Whigs, fautori del parlamentarismo e della Riforma. Le Logge massoniche, sia per il segreto di cui si circondavano, sia per la loro medesima natura che non ispirava sospetti, offrivano terreno assai propizio alle cospirazioni, sì all'uno come all'altro partito.
Quando alla morte di Anna Stuart (1 agosto 1714) i Tories, e con essi le Logge scozzesi o giacobite, decisero di tentare uno sforzo supremo in favore di Giacomo III (1688-1766), fu giocata l'ultima carta non solo della dinastia, ma anche della Massoneria. Nel 1714, il trionfo di Giorgio I d'Hannover (1660-1727) e il sopravvento dei Whigs segnarono la fine del giacobitismo e della Chiesa cattolica, e il primo grande successo della Massoneria inglese e protestante.
Durante questi avvenimenti, quattro Logge operative dissidenti, esistenti in vari quartieri di Londra, dietro ispirazione di un protestante immigrato francese, John Theophilus Désaguiliers (1686-1744), membro della Royal Society, si unirono in un'unica grande Loggia; ciò avvenne il 24 giugno 1717, festa di San Giovanni Battista. Così ebbe origine la Gran Loggia d'Inghilterra, destinata a diventare la Gran Loggia madre mondiale: ed ebbe così principio anche la vera Massoneria speculativa.
Le Logge giacobite subirono allora invasioni, i loro archivi vennero dispersi e bruciati. Fonte principale d'informazione restano i pochi cenni lasciati da James Anderson (1678-1739) nella prefazione delle Costituzioni del 1738, ma non vi si può dare cieca fede. Uno dei primi fondatori della Gran Loggia, William Stukeley (1687-1765), attesta che molto contribuì alla voga della nuova istituzione il mistero di cui si circondava, nonché la suggestiva nomea che vi si coltivassero scienze occulte. Del vero carattere che la Massoneria veniva assumendo, non pare che quei primi membri avessero ancora percezione ben chiara. L'incarico di compilare nuove costituzioni fu affidato subito a James Anderson, pastore protestante; il 27 dicembre 1721 egli presentò il lavoro, che fu ufficialmente approvato il 17 gennaio 1723.
La Massoneria vi è concepita come un «centro d'unione e un mezzo di stabilire una sincera amicizia fra persone le quali, altrimenti, si sarebbero trovate sempre separate le une dalle altre». Nel primo capitolo («Circa Dio e la religione») si esprimeva il concetto: un massone che «intende bene l'arte», non diverrà mai né un «ateo stupido» né un «libertino irreligioso». Mentre anticamente si faceva obbligo al massone di «praticare dappertutto la religione del Paese», ora si riconosceva più opportuno di non imporre «altra religione che quella nella quale tutti si trovano d'accordo», lasciando «pienamente libero ciascuno sulle opinioni personali».
Ad opera del medesimo Anderson le Costituzioni nel 1738 vennero riformate, e nel capitolo relativo ai doveri religiosi venne introdotta una notevole variazione secondo la quale il massone deve impegnarsi ad «osservare la legge morale come un vero noachita», e «riconoscere i tre grandi articoli di Noè come sufficienti a preservare il cemento della legge». In ambedue le redazioni delle Costituzioni appare manifesta la preoccupazione di rimediare in qualche modo ai funesti effetti della Riforma protestante, con lo stabilire pacifica convivenza, sulla base della aconfessionalità e in spirito di tolleranza; ma, anzitutto, come pensa Albert Lantoine (1869-1949), di staccare definitivamente la Massoneria dal cattolicesimo per inserirla nell'anglicanesimo. Il primo passo è costituito dalle Costituzioni del 1723, il secondo da quelle del 1738, dove si fa richiamo alla Bibbia come norma dottrinale e morale, ma in una forma così vaga e indeterminata da potervi accogliere persone d'ogni sètta ed opinione religiosa.
Si può spiegare la rapida diffusione della Massoneria nel mondo solo mettendola in relazione con la potenza e il prestigio raggiunto in quegli anni dall'Inghilterra. Le antiche Logge del Galles, come quelle d'Irlanda e di Scozia, furono le prime a sottomettersi alla Gran Loggia di Londra e costituirono ciascuna una Gran Loggia provinciale. Alla metà del secolo, la Massoneria era penetrata in tutti i principali Paesi di Europa: Francia (1721), Olanda (1725), Spagna (1726), Russia (1732), Italia (1733), Svezia (1735), Svizzera (1736), Polonia (1739), Austria (1742), Danimarca (1743), Norvegia (1745), e inoltre Calcutta (1728), Gambini e Capo Coart-Castle (1735), Massachussets (1735).
Le Logge massoniche, sotto il conte di
Clermont, furono teatro di spettacoli indegni, la Massoneria ne
andò screditata e si frazionò in innumerevoli obbedienze dai
nomi più eterocliti e bizzarri. Il duca d'Orléans si adoperò a
riorganizzare la Massoneria in un corpo saldo e
Solo nel 1799, la Gran Loggia di Francia sorse a rivendicare il diritto, che pretendeva competerle, di unico organo legittimo della Massoneria francese. Ma il Direttorio adoperò largamente la Massoneria in servizio dei suoi organi diplomatici; parecchi dei suoi Generali, come Andrea Masséna (1758-1817), Jean-Jacques Régis de Cambacérès (1753-1824), ecc..., erano attivi massoni. Napoleone I (1769-1821), divenuto imperatore, si servì più largamente ancora della Massoneria come mezzo di dominio, risuscitò in tutti i Paesi sottomessi una Massoneria a modo suo, mettendone a capo qualcuno dei suoi fratelli o favoriti. Giuseppe Bonaparte (1768-1844) fu Gran Maestro a Parigi, poi a Napoli, dove ebbe a successore Gioacchino Murat (1767-1815); Luigi Bonaparte (1778-1846) in Olanda, Eugenio di Beauharnais (1781-1824) del Grand'Oriente d'Italia, creato nel 1805 a Milano, confederato con quello di Parigi.
Stabilitisi gli Stuart a Roma, ivi spuntò qualche Loggia scozzese. Sono stati pubblicati i protocolli di una di tali Logge che operava al tempo di Papa Clemente XII (1652-1740) 1. A Firenze fu aperta una Loggia nel 1733 per opera dell'archeologo inglese il barone Philip Stosch (1691-1757) e del poeta toscano Tomaso Crudeli (1702-1745), suo maestro d'italiano, per cui questi subì un processo nel 1739 dall'Inquisizione 2. Fin dal 1736, anche a Bologna la Santa Inquisizione ebbe ad occuparsi della Massoneria 3.
A Napoli, la regina Maria Carolina (1752-1814), sorella di Giuseppe II (1741-1790), si servì della Massoneria come di un mezzo di governo. Nei territori soggetti all'Austria, Francesco Stefano di Lorena (1708-1765), Maria Teresa d'Asburgo (1717-1780) e Giuseppe II protessero la Massoneria. Quest'ultimo, con un'ordinanza del 21 gennaio 1786 la metteva addirittura sotto la «tutela dello Stato»: e in verità il suo regno fu l'epoca d'oro della Massoneria. Vittorio Alfieri (1749-1803), ne Le imposture (1797), bolla mordacemente la sètta e i suoi aderenti come troppo accomodanti e sempre in caccia dei propri tornaconti.
Distrutta l'organizzazione della
Massoneria in Italia e indebolita negli altri Paesi latini, essa vigoreggiò
nei Paesi anglosassoni, con il favore dei sovrani e delle classi
dirigenti; e ciò specialmente negli Stati Uniti, dove la Massoneria è
rimasta ancor più che in Inghilterra attaccata ai principî
Non è il caso di diffondersi in particolari sul programma di laicizzazione attuato dalla Massoneria in Francia e sui metodi messi in azione per asservire la Gerarchia ecclesiastica ed estirpare gli Ordini e le Congregazioni religiose. Basti dire che il Grand'Oriente di Francia deliberò nel 1878 di abolire dalle Costituzioni il paragrafo che poneva come fondamentale la credenza nell'esistenza di Dio e nell'immortalità dell'anima, e ordinò di eliminare anche dai rituali tutto ciò che vi faceva allusione; onde la Massoneria britannica e tedesca ruppero le relazioni con esso.
Chiuse le Logge e soppressi dai governi restaurati i due Grandi Orienti di Napoli e di Milano, la Massoneria italiana si disperse: i superstiti si rifugiarono sotto la tutela del Grand'Oriente di Francia e cercarono di esplicare la loro azione attraverso la Carboneria, spesso riuscendo ad accaparrarsi posti di comando. Domenico Angherà attesta d'avere nel 1848 tentato di ricostruire un Grand'Oriente a Palermo, ma l'iniziativa ebbe breve durata. La Massoneria italiana riprese vita a Torino nel 1859 per opera di persone molto vicine al Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861).
La Loggia torinese Ausonia, in unione con il Trionfo Ligure di Genova e gli Amici Veri Vittoriosi di Livorno, ricostituirono il Grand'Oriente d'ltalia. Primo Gran Maestro fu eletto Livio Zambeccari (1802-1862), sostituito dopo brevissimo governo da Costantino Nigra (1828-1907), l'uomo di fiducia di Cavour, nell'evidente proposito di non dar ombra al governo e di interessare la Massoneria francese alla causa italiana, essendo il Nigra ambasciatore a Parigi. Il massone Ugo Lenzi attesta risultare da documenti pubblicati da lui su L'Acacia che la persona designata all'alta carica era Cavour stesso, ma che tale disegno venne troncato dalla morte prematura di lui.
Quasi contemporaneamente al Grand'Oriente di Torino, ne sorsero uno a Palermo, di tendenze repubblicane, che proclamò Gran Maestro Giuseppe Garibaldi (1807-1882), ed uno a Napoli, ad iniziativa del ricordato Angherà. Ma, scomparso il Cavour e ritiratosi il Nigra, incominciarono subito lotte e scissioni, nelle quali si esaurì in gran parte l'attività di quei nuclei massonici rivali. Trasferita la capitale d'Italia a Firenze, una costituente massonica, avvenuta in detta città nel 1865, confermò nel grado di Gran Maestro Giuseppe Garibaldi e gli diede come Gran Maestro aggiunto Antonio Mordini (1819-1902).
I non pochi sforzi di Garibaldi per un accordo tra i corpi rivali di Palermo e Torino, condussero nel 1876 alla creazione di un Supremo Consiglio di Roma; quindi, nel 1879, con intervento di alcuni Supremi Consigli esteri, di un Supremo Consiglio d'Italia, nominando primo Sovrano Gran Commendatore Giorgio Tamajo (1817-1897). Sotto il Gran Maestrato di Giuseppe Mazzoni (1808-1880), di Giuseppe Petroni (1812-1888), e soprattutto di Adriano Lemmi (1822-1906), la Massoneria italiana fece progressi notevoli, data anche l'astensione dei cattolici dalla vita politica.
Però, nonostante per più decenni avessero in mano il potere grandi dignitari massoni, quali Lanza, Cairoli, Depretis, Di Rudinì, Crispi, Zanardelli, Fortis, solo parzialmente essa riuscì ad attuare il suo programma di laicizzazione, nel quale la Massoneria s'era impegnata con il maggiore accanimento; la totale separazione dei due poteri («libera Chiesa in libero Stato»), l'abolizione delle guarentigie, il divorzio ecc..., urtarono contro il profondo senso cristiano della nazione. Riuscì invece ad impedire la riconciliazione dell'Italia con il papato, definita «mostruosa conciliazione», «stupida conciliazione», e deprecandola come il maggior pericolo che potesse correre la patria e la libertà 4.
Sono note le interferenze della Massoneria per mandare a vuoto i sondaggi fatti da Leone XIII (1810-1903) nel 1887 presso Francesco Crispi (1819-1901), tramite Padre Tosti; le declamazioni di Giovanni Bovio (1837-1903), con le repliche di Giuseppe Zanardelli (1826-1903) e del Crispi; il solenne encomio dato a quest'ultimo da Adriano Lemmi, per aver «rinvigorita con sapienza civile la lotta contro il pretendente del Vaticano» (25 giugno 1888). Grazie alla sua intransigenza anticlericale, attesta il Lemmi 5, la Massoneria italiana si cattivò le simpatie della Massoneria mondiale, che vedeva in essa la sentinella avanzata contro «il nemico più inveterato, più accanito, più ostinato e feroce»: il Papato.
Con la morte del Lemmi (1906), la Massoneria italiana si scisse: Saverio Fera (1850-1915), che era Luogotenente Gran Commendatore dei Supremo Consiglio di Palazzo Giustiniani, sede della Massoneria blu fino dal 1901, ricusò di riconoscere il Gran Commendatore effettivo nuovamente eletto Achille Ballori, e insieme con i suoi aderenti costituì un Supremo Gran Consiglio autonomo ed una Gran Loggia nazionale di Rito Scozzese Antico e accettato (1908), riconosciuta dai Supremi Consigli convenuti a Washington nel 1912.
Alla Massoneria di Palazzo Giustiniani si rimproverava d'essersi tutta data alla politica, d'essere diventata una sètta ateistica, d'interferire sulle attività proprie del Parlamento e del governo, d'aver dato cioè all'Italia una cattiva copia della Massoneria francese. Supremo Gran Commendatore e Gran Maestro della nuova Massoneria fu confermato il Fera, che ebbe per successori Ricciardi, William Burgess, e quindi Vittorio Raoul Palermi (1919). A Palazzo Giustiniani, al Ballori successero nell'ufficio di Gran Maestro Ettore Ferrari (1849-1930), Ernesto Nathan (1845-1921), fiero anticlericale, rimasto famoso per le volgari contumelie lanciate contro il Vaticano, e Domizio Torrigiani (1876-1932). Le due obbedienze erano legate alle due maggiori correnti massoniche del mondo, quella alla Massoneria anglosassone, questa a quella francese.
Per molti anni la stampa e l'Azione Cattolica rimasero quasi sole nella lotta contro l'invadenza massonica che a poco a poco si andava impossessando dei gangli vitali delle nazioni latine. Nel 1895, a Roma fu fondata una associazione antimassonica e nel 1897 si tenne un primo Congresso internazionale a Trento, seguito da altri. Purtroppo mancarono di preparazione e mezzi adeguati, e ingenui apologisti rimasero vittima dell'enorme trucco loro giocato da un volgare impostore, Gabriel Antoine Jogand-Pagés (1854-1907), sotto il finto nome di Leo Taxil, che si diede per un transfuga dalla Massoneria e simulò le più mirabolanti rivelazioni.
Un movimento di più forte efficacia contro l'onnipotenza massonica si suscitò in Italia, come in altri Paesi, fra la gioventù aspirante a farsi largo nell'agone politico, e a contrastare il terreno, con mentalità rinnovata e in piena libertà di movimento, ai vecchi partiti. Nel Congresso socialista di Reggio Emilia del 1913, Benito Mussolini (1883-1945) sferrò una energica campagna per l'eliminazione della Massoneria dal Partito, e la proseguì a fondo su L'Avanti!, sostenendo l'inconciliabilità tra Massoneria e socialismo. Nello stesso anno, l'Idea nazionale, organo del Partito Nazionalista, apriva un referendum sui tre quesiti:
Con generale stupore, le risposte da parte dei personaggi più ragguardevoli per dottrina e posizione sociale, pubblicate sul giornale dal 31 luglio al 9 ottobre 1913, riuscirono un grande e solenne plebiscito di condanna. Il referendum, raccolto in volume, venne pubblicato con una prefazione di Emilio Bodrero 6. Quanto alla Prima Guerra Mondiale, la Massoneria di Palazzo Giustiniani si vantava d'aver influito in senso decisivo sull'esito finale, ma fu proprio in questo momento che presero vigore, non solo in Italia, ma in quasi tutti i paesi d'Europa, quelle correnti spirituali che acuirono la crisi antimassonica, la più profonda che mai la Massoneria abbia attraversata.
Rispetto alla Massoneria italiana, una prima offensiva avvenne in seguito al Congresso internazionale massonico di Parigi dei 1917, dove sembra che gli interessi della nazione fossero stati assai male tutelati di fronte alle altre potenze alleate. Il Gran Maestro Ferrari si vide costretto a dimettersi. In seguito alla «marcia su Roma» e all'avvento del fascismo al potere (ottobre 1927), la Massoneria non fu seconda a nessuno nell'adesione e nel plauso. Se in ciò la Massoneria di Piazza del Gesù non conobbe misura e ritegno, neppure Palazzo Giustiniani trascurò alcun mezzo per accattivarsi le simpatie del nuovo Partito, dichiarando sulla pubblica stampa che «a dar vita e alimento a quel moto nel suo inizio furono anche nuclei di fratelli molto autorevoli», e che la Massoneria aveva «un'anima fascista».
In un'assemblea generale tenutasi a Palazzo Giustiniani il 28 gennaio 1923 intorno alla politica del fascismo, se riserva ci fu, essa consisteva negli eventuali rapporti con il Vaticano, riaffermando il principio della «laicità (dello Stato) nella più rigida concezione». Una conciliazione con il Papa, ebbe a dichiarare il Torrigiani, «avrebbe nel fatto restituito al Papa posizione di sovrano temporale». Il governo rispose, tramite l'agenzia Volta, che queste dichiarazioni avevano suscitata «un'impressione nettamente negativa».
Il Gran Consiglio fascista, da un canto, l'Associazione nazionalista dall'altro invitarono i loro aderenti a scegliere tra Massoneria e Partito (febbraio 1923), e il Popolo d'Italia, mettendo in rilievo questi fatti, affermava dover essere auspicato coronamento di essi l'accordo tra l'Italia e la Chiesa. Il 18 maggio 1925, il Parlamento deliberava all'unanimità l'abolizione delle Società Segrete, e già dall'agosto 1926 si iniziavano quegli approcci con il Vaticano che si conclusero con il Trattato Lateranense dell'11 febbraio 1929. La Massoneria di Piazza del Gesù si sciolse spontaneamente con vive proteste di fede fascista.
Quella di Palazzo Giustiniani, nell'atto di sciogliersi (6 settembre 1925), costituì un Comitato clandestino d'organizzazione con pieni poteri, per mantenere in vita l'ordine di fronte alle necessità del momento. Essa seguitò ad esplicare la sua attività sotto la protezione della Massoneria francese. Il Torrigiani, ritenuto corresponsabile dell'attentato dell'on. Tito Zaniboni (1883-1960) e del Generale Luigi Capello (1859-1941) alla vita di Mussolini, venne arrestato e condannato a cinque anni di confine in un'isola, ma liberato dopo qualche tempo, morì a Firenze il 31 agosto 1932.
In un Congresso internazionale di corpi massonici di diversi riti nel 1902 a Ginevra, sì tentò di ravvicinare le diverse potenze sparse nel mondo, per dare ad esse una base di maggior solidarietà e unità. Il principio religioso, dalle potenze anglosassoni (Inghilterra, Prussia, Scandinavia, Nord America) ritenuto tuttora valido, era invece ripudiato da quelle latine (Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Ungheria, Egitto, America latina); fu istituito un Bureau Internatìonal des Relations Maçonniques, con sede a Ginevra, diretto da Edouard Quartier-La-Tente (1855-1925), già Gran Maestro della Gran Loggia svizzera Alpina.
Da esso emanò nel 1921 un'Association Maçonnique
Internationale (A.M.I.) con il compito principale di ravvicinare fra
loro, a guerra ormai finita, vincitori e vinti, mercé l'azione
conciliatrice della Massoneria statunitense, divenuta, come un tempo la Massoneria
inglese, la potenza massonica più forte e autorevole, il centro di
gravitazione dello scozzesismo mondiale. Ma non raggiunse l'intento;
né la Massoneria francese volle recedere
Qualche anno dopo Albert Lantoine, il più autorevole storico moderno della Massoneria, morto nel 1949, membro del Supremo Consiglio dei 33º di Francia, diresse un pubblico patetico appello a Papa Pio XI (1857-1939), in un volumetto a stampa intitolato Lettre au Souverain Pontife (Parigi 1936). Invocava anch'egli armistizio e tregua, sempre nell'intento di miglior comprensione per unirsi contro il nemico comune, il comunismo ateo, il nazionalsocialismo pagano, il fascismo. L'organo ufficiale della Gran Loggia di Francia sconfessò il gesto del Lantoine, ma esso ebbe larga eco sia nella stampa massonica che in quella profana. Padre J. Berteloot, da esperto conoscitore, espose su la Revue de Paris (del 15 settembre 1938) l'aspetto cattolico della questione, che è stata poi ampiamente dibattuta dall'una e dall'altra sponda. Ne resta un documento caratteristico nei due volumi di Padre Berteloot.
Caduto il governo fascista in Italia, la Massoneria tornò subito sulle posizioni perdute; ma tali e tanti furono i corpi massonici che si pretendevano legittimi credi di quelli scomparsi da derivarne una indicibile confusione. Il dr. Melvin M. Johnson, Sovrano Gran Commendatore della Giurisdizione Nord degli Stati Uniti, in un discorso del 18 aprile 1950 a Palazzo Brancaccio, rivelò essersi formati «una ventina di Supremi Consigli e di Gran Logge» 7.
Va premesso che l'art. nº 13 della Costituzione della Repubblica Italiana, approvato l'11 aprile 1947 dall'Assemblea Costituente, stabilisce: «Sono proibite le associazioni segrete». La situazione giuridica in cui la Costituzione pone le società segrete dovrà andar disciplinata da una apposita legge. Intanto essa non impedisce alla Massoneria di esplicare la sua attività in segreto, bensì essa è tenuta, come le altre società, a denunciare ai poteri pubblici i proprî statuti, le proprie sedi e i capi responsabili. Quattro principali obbedienze attualmente richiamano una speciale attenzione.
è difficile dare dati statistici della Massoneria italiana ancora in via di ricostruzione. Su dati forniti da fonte ufficiale si calcola che, tra le famiglie regolari e irregolari, potranno esservi in Italia circa 1.000 Logge, con un complesso di 50.000 associati. Il Grand'Oriente di Palazzo Giustiniani supera le 400 logge con 25.000 iscritti. La Massoneria in Germania, che nel periodo prehitleriano si calcola contasse circa 70.000 membri, dopo l'abolizione per i decreti nazisti del 1933, fu sciolta e i beni confiscati.
Prese a risorgere nel 1945 e ben presto riunì 6.700 massoni provenienti da tutte le zone di occupazione, anche quelle soggette all'Unione Sovietica, dove la Massoneria era vietata. Si è ricostituita una Gran Loggia, con sede a Francoforte, con 146 sezioni locali, aventi a Gran Maestro il dr. Theodor Vogel, di Bayreuth (in Baviera). La Massoneria dell'America del nord, considerata già come la più forte e potente del mondo, negli ultimi decenni ha raggiunto nuovi notevolissimi progressi. Essa è divisa in tre distinti rami:
La filosofia religiosa della Massoneria, sulle tracce segnate da Lessing, Herder e Fichte, pone tutte le religioni sul medesimo livello, considerando in esse non altro che il prodotto di quel dato grado di civiltà e di cultura che ha raggiunto il popolo che le professa; una tappa nel processo evolutivo dell'umanità, verso quella suprema mèta in cui tutti gli uomini avranno raggiunto il possesso della «vera luce». La fede cristiana e cattolica, alla quale le vecchie corporazioni operative rimasero sempre tenacemente attaccate, si è andata man mano dissolvendo, verso un perfetto agnosticismo religioso nella Massoneria latina, che ha detronizzato Dio e posto il Divin Redentore alla pari di tanti altri eroi dell'umanità.
A dire di J. G. Findel, quella che per taluni sarebbe la vera filosofia
della Massoneria non è in realtà che una tarda sovrapposizione dell'età del
filosofismo alla genuina dottrina massonica, la quale consisterebbe
nei «principî eterni e immutabili comuni a tutte le religioni»,
principî che ognuno ha diritto di vagliare e far suoi con «piena
libertà di opinioni». Non dovendo la mente umana inchinarsi ad altre
verità fuori di quelle
Così, il Rito Scozzese filosofico ammette 18 Gradi, lo Scozzese primitivo 25, 33 il Rito Scozzese Antico e Accettato, risultante dalla combinazione dello scozzesismo francese con un nuovo Rito introdotto nel 1801 a Charlestown, nelle Caroline, che oggi è il più diffuso di tutti. Questi 33 Gradi sono distinti in quattro classi: i primi tre, detti simbolici, comprendono i tradizionali Gradi di Apprendista, Compagno e Maestro; i quindici seguenti sono detti capitolari; i dodici ulteriori filosofici; e gli ultimi tre amministrativi e sublimi. Alle diverse categorie di Gradi corrispondono i diversi organi gerarchici dell'Ordine, cioè Logge, Capitoli, Consigli, Grand'Oriente e Supremo Consiglio. Quest'ultimo, che ha a capo il Sovrano Gran Commendatore, assistito da un Principe del Real Segreto, da un Grande Ispettore e da un certo numero di 33º, di regola dev'essere unico per ciascuna nazione e riveste i supremi poteri legislativi e giudiziari dell'Ordine.
Molti degli appellativi attribuiti ai singoli Gradi derivano da leggende medievali relative all'erezione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Hiram-Abiff e all'arte muraria. Dal 30º Grado in su il simbolismo cessa e subentra quello che in linguaggio massonico si chiama «Real Segreto» o «Arte Reale», dovendosi supporre che a quel punto la luce si sia manifestata senza velo o mistero. Sarà opportuno notare che gli alti Gradi non sono un'invenzione recente. Già nella M.assoneria operativa e nella Massoneria politica si andò adottando questo metodo fin dal sec. XVII, sia per porre argine ad iniziative individuali che potevano degenerare in anarchia, sia per motivi di ordine puramente amministrativo o politico. Ma la grande voga degli alti Gradi iniziò al principio del sec. XIX.
La Santa Sede non tardò a scorgere nella Massoneria un'istituzione infesta alla religione ed eversiva degli stessi ordinamenti civili: Clemente XII con Lettera Apostolica In eminenti, del 28 aprile 1738, ne colpì gli aderenti con scomunica riservata al Pontefice, e ordinò ai Vescovi di procedere contro i massoni come verso persone vehementer sospette di eresia, dichiarando che, nell'opinione pubblica, dare il nome alla Massoneria equivaleva ad incorrere in una pravitatis et perversionis notam. Benedetto XIV (1675-1758) rinnovò la condanna con la Costituzione Providas, del 17 maggio 1751, come fecero Pio VII, Leone XII e altri Pontefici. Vanno ricordate perché di particolare importanza la Costituzione Apostolicæ Sedis di Pio IX (1792-1878) l'Enciclica Humanum genus di Leone XIII, e l'Allocuzione concistoriale del 20 novembre 1911 di San Pio X (1835-1914).
Il 27 giugno 1839, la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio dichiarò che nella condanna generale va compresa anche la Massoneria scozzese d'Irlanda e la Massoneria nordamericana; e il 20 giugno 1894 vi comprese talune associazioni umanitarie americane di emanazione massonica. La Sacra Congregazione di Propaganda Fide ha emanato istruzioni per i luoghi di missione. La disciplina vigente è compresa nei cann. 684, 2335 e 2336 del Codice di Diritto Canonico; il primo ammonisce gravemente i fedeli di guardarsi dal dare il nome ad associazioni segrete, condannate, sediziose o sospette, o che comunque si sottraggono alla vigilanza ecclesiastica; il secondo infligge la scomunica ipso facto incurrenda riservata alla Santa Sede a chi dà il nome alla Massoneria; il terzo infligge pene speciali ai chierici.
Note
1 Cfr. W. J. Hughan, The Jacobite Lodge at Rome 1735-1737, Leicester 1910. 2 Cfr. F. Sbigoli, Tomaso Crudeli e i primi framassoni in Firenze, Milano 1884. 3 Cfr. Battistella, Il Sant'Offizio e la Riforma in Bologna, Bologna 1905, pag. 150. 4 Cfr. Rivista Massonica, 1883, pag. 88; 1884, pag. 103; 1886, pag. 32. 5 Cfr. Rivista Massonica, 1886. 6 Cfr. E. Bodredo, Inchiesta sulla Massoneria, Milano 1925. 7 Cfr. Mondo Massonico, nº 5, 1950, pag. 34.
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Cfr. Circolari del 25 giugno e del 20 settembre 1949. |